L’antilingua – Italo Calvino

Affresco della Lingua Italiana

Ciao, ragazzi!

Vorrei condividere con voi questo bellissimo articolo di Italo Calvino (uno dei miei scrittori italiani preferiti), pubblicato nel 1965 sul quotidiano “Il Giorno”, in cui parla dell’antilingua, cioè di un italiano surreale che avrebbe contagiato la lingua italiana quotidiana, la cui sostanza è semplice e chiara. Nonostante siano passati più di 20 anni, le parole che leggiamo sono molto attuali e ci fanno riflettere sulla sorte non solo della lingua italiana, ma di tante altre lingue che si confrontano ogni giorno con i forestierismi e con la tendenza che molti settori e “intellettuali” hanno di complicare una lingua semplice.

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Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) è stato uno dei più grandi scrittori, narratori e intellettuali del Novecento.
Riporto qui di seguito il testo integrale, spero che serva a farvi riflettere su come state impostando i vostri studi di italiano:

Il…

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“Storia di un corpo” di Daniel Pennac

Daniel Pennac, Storia di un corpoTitolo: Storia di un corpo
Autore: Daniel Pennac
Titolo originale: Journal d’un corps
Traduttrice: Yasmina Melaouah
Prima edizione: 2012
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 341

“Storia di un corpo” di Daniel Pennac, come suggerisce il titolo originale, è un diario che il protagonista ha scritto a patire dai 12 anni fino ai suoi ultimi giorni. Non è un tradizionale diario ma un vero e proprio diario del suo corpo.

Ma chère Lison

L’espediente narrativo è molto semplice: dopo la morte del padre, la figlia si vede recapitare un pacco contenente una pila di quaderni con dentro letteralmente “il corpo del padre”, e lei decide di farli pubblicare. La prima entrata è un capitolo introduttivo, dove si racconta il trauma infantile che lo ha spinto a tenere un tale diario. Dopo di che comincia il vero e proprio diario, dall’elenco delle sue paure a come fare pipì senza bagnarsi i piedi “arrotolando il calzino”. E già dalle prime entrate comincia a emergere quella che, secondo me, è l’idea di fondo alla base del romanzo: Continua a leggere ““Storia di un corpo” di Daniel Pennac”

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Traduzione di “Funeral Blues” di W. H. Auden

Per un corso che sto seguendo mi sono ritrovato a tradurre i celebri versi di Funeral Blues di W. H. Auden (sì, quella di Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell). Tradurre è sempre una bella sfida, ma quando si tratta di tradurre poesia la difficoltà aumenta in modo esponenziale. Ecco il testo originale:

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood.
For nothing now can ever come to any good.

Questa che segue è la mia versione. In traduzione si parla sempre di loss & gain, qualcosa si perde, qualcosa si guadagna. Ho deciso di lasciare qualcosa per la via e cercare di ricreare il ritmo originale della poesia, prediligendo l’aspetto sonoro. O almeno, ci ho provato:

Fermate le lancette, tagliate del telefono i fili,
che il cane ad abbaiare non si ostini,
che non suoni il piano e che con ritmo sommesso
si porti fuori la bara, venga chi dal pianto è oppresso.

Volino gli aerei piangendo lassù
scarabocchiando il messaggio Lui Non C’è Più,
Ponete nastri alle colombe da celebrazione,
fate indossare alle guardie neri guanti di cotone.

Era per me il nord, il sud, l’oriente e l’occidente,
una settimana di lavoro e la domenica dormiente,
il mio meriggio, la mia mezzanotte, il mio canto, il mio discorso;
credevo che l’amore durasse per sempre: avevo torto.

Le stelle non son più desiderate: spegnete ogni bagliore;
Mettete via la luna e smantellate il sole;
svuotate l’oceano ed abbattete il bosco.
Giacché il mondo sarà ora un luogo fosco.

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“La bambina di neve” di Angela Carter

Passano gli anni, sfoglio i libri già letti, e mi ritrovo sempre a rileggere questo enigmatico racconto di due paginette. È una rivisitazione di Biancaneve da parte di Angela Carter e appartiene alla raccolta di racconti The Bloody Chamber (1979). Parte come una fiaba, diventa conturbante come una fiaba, ma poi spiazza, solo come lei e altri pochi scrittori sanno fare. Propongo qui una mia traduzione: I would like, if I may, to take you on a  strange journey.


Solstizio d’inverno: invincibile, immacolato. Il conte e sua moglie vanno a cavalcare, lui su una grigia giumenta e lei su una nera, avvolta da pelli scintillanti di volpi nere; indossava degli stivali alti, neri e luccicanti, con tacchi scarlatti e speroni. Neve fresca cadeva su neve già caduta; quando smise copriva completamente il candido creato. “Come vorrei avere una bambina bianca come la neve,” dice il conte. Continuano a cavalcare. Arrivano davanti a un buco nella neve; questo buco è colmo di sangue. Dice: “Come vorrei avere una bambina rossa come il sangue.” Continuano a cavalcare nuovamente; ecco un corvo, posato su un ramo spoglio. “Come vorrei avere una bambina nera come le piume di quell’uccello.” Continua a leggere ““La bambina di neve” di Angela Carter”

Spiaggia, Misano Adriatico, mare, sabbia, onde

Il mare

“Il mare? Che cos’è il mare? Io da quando sono nata non ho mai visto una cosa così spaventosa.”
“Il mare, come si fa a dire cos’è il mare? Il mare è semplicemente il mare,” le rispondeva l’uomo ridendo.
Quando arrivarono sulla spiaggia di Kii restarono incantati alla vista del paesaggio tinto dai tenui colori dell’autunno.

-La foresta in fiore, Y. Mishima.

 

Metro, treno, partenza, underground

Underground by Murakami

It’s really unusual to start talking about your favorite author chosing an essay and not one of his most famous novels. But Underground is really important, in my opinion, to understand his novels and his poetics in general.

Underground is a collection of interviews about the sarin gas attack on the Tokyo subway: in 1995 some members of the religious sect Aum, founded in 1987 by Asahara Shōkō, released sarin inside the subway trains – sarin, a gas invented during WWII by the Germans, a single drop of it can kill a human being. This attack caused thousand of victims and about 12 deaths. The book collects the interviews of the survivors: they tell where they were, how they reacted and how this attack still influences their lives. Among these interviews we  also find the interviews to the members of the Aum, which is actually another book published in Japanese as “約束された場所で―underground 2″, translated as “the place that was promised, underground 2”, quothing An Old Man Awake in his Own Death by Mark Strand.

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La cipolla – Wislawa Szymborska e Pablo Neruda

Due splendide poesie!

Domodama

La cipolla – Wislawa Szymborska

La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.

In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.

Ode alla Cipolla – Pablo Neruda

Ode alla cipolla

Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo

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WTF, DC? The Dark Knight Strikes Again

That’s exactly what I thought after reading DK2…WTF?!

WTF, DC?

Frank Miller’s The Dark Knight Returns is one of the most critically-acclaimed comic book series of all time, and for good reason; it’s the ultimate in badassery. A what-if tale set in a bleak future in which an older, retired Bruce Wayne forces himself to dust off the cowl and dive back into crimefighting despite the fact that he might not be up to it physically. It imposed a darker, grittier tone on Batman than anything that had come before, and the approach was so successful that comic scribes and filmmakers have been emulating it ever since. The Dark Knight Returns, along with Alan Moore’s Watchmen, popularized the phrase “graphic novel” (much to Moore’s chagrin) and made it culturally acceptable for non-geeks to be seen reading comics in public. Maybe. Jury’s still out.

Fifteen years later, when Miller released a sequel entitled The Dark Knight Strikes Again

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Metro, treno, partenza, underground

Underground di Haruki Murakami

undergroundTitolo: Underground
Autore: Haruki Murakami
Titolo originale: アンダーグラウンド
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 447

 

 

È strano cominciare a parlare del proprio autore preferito partendo da una delle opere meno conosciute. Addirittura un saggio e non un romanzo. Tuttavia Underground è, a mio avviso, un lavoro fondamentale per capire i romanzi di Murakami e alcuni dei temi a lui più cari.

L’attentato a Tokyo

Come dice il sottotitolo stesso dell’edizione italiana a cura di Einaudi (traduzione di Antonietta Pastore), Underground è un racconto a più voci dell’attentato della metropolitana di Tokyo. Nel 1995 alcuni membri del culto religioso dell’Aum (fondato nel 1987 da Asahara Shōkō) hanno diffuso in metropolitana delle sacche contenente sarin, un potente gas nervino inventato negli anni Trenta su incarico di Hitler. L’attentato ha causato numerosissime vittime tra morti e intossicati. L’opera, divisa in due parti, raccoglie le interviste dei sopravvissuti dell’attentato, raccontando dove erano, come hanno reagito, come l’attentato ancora oggi influenzi la loro vita. In realtà l’edizione italiana raccoglie ben due opere diverse: la prima parte, intitolata Underground è stata pubblicata per prima prima e raccoglie le interviste dei sopravvissuti; la seconda parte, intitolata Nel luogo promesso Underground 2 (約束された場所で―underground 2, riprendendo nel titolo i versi di An Old Man Awake in his Own Death di Mark Strand ) è stata pubblicata successivamente e raccoglie le interviste dei membri del culto Aum. Continua a leggere “Underground di Haruki Murakami”