“Lolita” di Vladimir Nabokov

lolitaTitolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Prima edizione: 1955
Casa editrice: Adelphi
Traduttore: Giulia Arborio Mella
Pagine: 395

“Lolita” di Nabokov è un libro che mi ha sconvolto, e un libro del 1955 che riesce ancora a sconvolgere lettori del 2017 la dice davvero lunga. A volte, mentre leggevo sul treno, alzavo gli occhi, come se la gente potesse vedere le nefandezze che Humbert Humbert mi stava raccontando.

Il professore di letteratura francese & le ninfette

Un certo Dr. John Ray Jr introduce il manoscritto del protagonista, “oggi un classico negli ambienti psichiatrici”, allo scopo “di allevare una generazione migliore in un mondo più sicuro”. Subito dopo prende parola lui, Humbert Humbert, con uno degli incipit più famosi della storia della letteratura:

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.

Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Il nostro caro professore, con un linguaggio molto forbito e pieno di francesismi, racconta le vicende della sua vita, tra matrimoni falliti ed esaurimenti nervosi, fino al momento in cui incontra lei, Dolores Haze, da lui soprannominata Lolita, figlia della vedova che gli affitta la stanza in cui si è ritirato a scrivere. Lo è la quintessenza di quelle che lui chiama “ninfette”, ossia alcune ragazzine tra i 9 e i 14 anni che secondo lui non sono umane ma delle vere e proprie ninfe, con una natura demoniaca che non tutti sono in grado di riconoscere. Per una sorta di trauma infantile, H. H. è perdutamente attratto da queste ninfette, e Lo sembra esserne la regina. Pur di starle vicino sposerà la madre di lei e, aiutato dal caso, riuscirà a fare in modo di rimanere da soli.

La privazione dell’infanzia

Non mi dilungherò ancora sulla trama perché, a mio parere, non è questo il fulcro del libro. H. H., verso la fine del romanzo, si sente colpevole di aver privato Lo dell’infanzia, di averla rovinata. In realtà Lolita viene ritratta in un atteggiamento molto provocante e lascia intendere tra le righe che lei era molto consapevole delle provocazioni del professore di letteratura francese. Sono molte le domande che uno si pone durante la lettura: ma lei c’è o ci fa? È lui che distorce la realtà o è lei che reagisce in maniera inconsapevole alle sue provocazioni? Ma soprattutto: è stato davvero lui a renderla una spoiled child? Lolita ha perso la verginità già prima di H. H.! Ecco a mio avviso il potere di Lolita: è il perturbante che entra dentro di te anche se non vuoi; è il senso di colpa nel compartecipare agli squallidi pensieri di H. H.; è il chiederti se sia stato davvero lui a rendere Lolita quello che è o se lei lo fosse già da prima, una lolita.

Lolita, Kubrick, film

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Un pensiero su ““Lolita” di Vladimir Nabokov

  1. Alessandra Muschella

    Ritengo che la storia del trauma infantile di Humbert sia in realtà un appiglio, una libera interpretazione di un uomo che vive in modo travagliato il suo desiderio socialmente riprovevole. Lui sa che non dovrebbe assecondare il suo impulso e con la storia del trauma, in parte si autoassolve. Perchè lui è lucido e consapevole e si strugge per via del conflitto fra il suo desiderio irrinunciabile e ciò che la società si aspetta da un uomo adulto.

    Mi piace

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