“Il neuromante” di W. Gibson

copertina gibson

Titolo: Il neuromante
Titolo originale: The Neuromancer
Anno di pubblicazione originale: 1984
Pagine: 271
Traduttori: G. Cossato e S. Sandrelli
Casa editrice: Mondadori

 

 

 

Il neuromante di William Gibson è considerato il più rappresentativo romanzo del Cyberpunk. Quest’ultimo è considerato, in breve, un movimento o sub genere della fantascienza che si applica a ogni opera culturale o artistica che abbia a che fare con i computer, gli hacker o il rapporto tra il corpo umano e la tecnologia.

La trama

Il libro è ambientato in un mondo altamente distopico e tecnologico dominato dalle global corporation. Il protagonista è un hacker o, come viene chiamato nel libro, un cyber cowboy: un giorno ha deciso di rubare dalla sua azienda e, come punizione, gli è stato tolto l’accesso al cyberspazio. Il cyberspazio o la matrice (questo romanzo è stato infatti una delle fonti di ispirazione per il film Matrix) è un’allucinazione consensuale, una rappresentazione virtuale dei dati, diversa dalla concezione che abbiamo oggi di internet perché è più profondo: i segnali sono mandati direttamente al cervello, bypassando gli occhi.

All’inizio del romanzo troviamo Case, depresso, drogato e con tendenze suicide, che viene avvicinato da Armitage, un uomo misterioso che gli offre la possibilità di tornare a connettersi al cyberspazio a patto che lavori per lui. Case accetta, e una volta terminata l’operazione che gli permette di tornare alla matrice, viene a sapere che gli sono state impiantate delle sacche di veleno che si dissolveranno direttamente nel suo sangue se non finirà il lavoro assegnatogli da Armitage. Partner in questa missione è Molly, una street-samurai: il loro primo compito consiste nel rubare una ROM, ossia un modulo che contiene la coscienza di Dixie Flatline, il precedente mentore di Case. Pian piano si scopre che a capo di tutto non c’è Armitage ma Wintermute, un’intelligenza artificiale creata dalla famiglia Tessier-Ashpool. Poiché la potenza di questa intelligenza infrangeva le leggi di Turing, hanno dovuto dividere l’intelligenza in due, Wintermute e Neuromante. La missione consiste proprio nel permettere a Wintermute di unirsi con l’altra sua parte, che però si rifiuta di farlo.

Wintermute e il Neuromante: i simulacri

Come si può capire, Il Neuromante è un romanzo molto, molto complesso che ha alla base la teoria dei simulacri del filosofo francese Baudrillard: secondo lui, la realtà in cui viviamo non esiste più, è una copia dell’originale che è diventata più perfetta dell’originale stesso, è diventato iperreale. Oggi, al contrario, è l’originale che tende a imitare la sua copia, e di conseguenza noi preferiamo vivere una versione simulata della nostra vita piuttosto che vivere la vita così com’è. Case preferisce di gran lunga muoversi nel cyberspazio, è lì che lui è qualcuno. Il corpo, la carne, vengono visti come dei veri e propri problemi, come una prigione. D’altro canto, però, c’è l’esempio di Flatline: lui vive ormai come una coscienza digitale, quindi si è liberato del suo corpo. Tuttavia, chiede a Case di cancellarlo una volta terminata la missione. Case rappresenta ancora il primo stadio di deviazione dell’immagine, lui è ancora umano. Molly, invece, è già un grado oltre: lei ha delle lenti installate negli occhi, ha delle lame nelle mani, è più che una semplice “umana”. Stessa cosa un altro personaggio che diventerà centrale nella seconda parte del romanzo, cioè Riviera: lui ha la facoltà di creare delle proiezioni, e questo gli permette di falsificare continuamente la realtà. Esemplari, infine, sono le figure di Wintermute e del Neuromante, due simulacri veri e propri che agiscono con un suo volere e addirittura muovono gli altri come pedine sulla loro scacchiera. Wintermute ha la possibilità di prendere la forma di chiunque lui voglia, mentre il Neuromante ha la capacità di registrare le coscienze altrui e poi riprodurli, come se fossero dei dischi. Sono in grado di manipolare a loro piacimento la realtà.

It’s not like I’m using

Un romanzo così difficile non poteva esser scritto se non con un linguaggio altrettanto difficile: Gibson ha voluto imitare certi romanzi noir degli anni Settanta, e ha usato una sorta di linguaggio underground fatto da frasi spezzate o sgrammaticate, piene di neologismi (cyberspazio, simstim), slang  e parole prese dalla vita di tutti i giorni che qui significano altro (un esempio sono le marche: in questo romanzo, ‘microsoft’ non si riferisce alla Microsoft ma a un aggeggio che si mette dietro l’orecchio tramite cui si possono imparare abilità o nuove lingue).

La bibbia degli hacker

Giudizio? Il Neuromante è un romanzo che mi ha messo in difficoltà, non solo da un punto di vista linguistico perché l’ho letto in inglese, ma anche perché è un libro difficile da seguire, non scorrevole, ed è difficile entrarci dentro. Ma una volta entrati realmente nella matrice, è tutta un’altra cosa. Per un appassionato di fantascienza come me è senza dubbio un must, una lettura imprescindibile, pieno di tutte quelle piccole ossessioni che riempiono la mia vita da Nerd (come il continuo richiamo al Giappone).

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