La cipolla – Wislawa Szymborska e Pablo Neruda

Due splendide poesie!

Domodama

La cipolla – Wislawa Szymborska

La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.

In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.

Ode alla Cipolla – Pablo Neruda

Ode alla cipolla

Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo

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WTF, DC? The Dark Knight Strikes Again

That’s exactly what I thought after reading DK2…WTF?!

WTF, DC?

Frank Miller’s The Dark Knight Returns is one of the most critically-acclaimed comic book series of all time, and for good reason; it’s the ultimate in badassery. A what-if tale set in a bleak future in which an older, retired Bruce Wayne forces himself to dust off the cowl and dive back into crimefighting despite the fact that he might not be up to it physically. It imposed a darker, grittier tone on Batman than anything that had come before, and the approach was so successful that comic scribes and filmmakers have been emulating it ever since. The Dark Knight Returns, along with Alan Moore’s Watchmen, popularized the phrase “graphic novel” (much to Moore’s chagrin) and made it culturally acceptable for non-geeks to be seen reading comics in public. Maybe. Jury’s still out.

Fifteen years later, when Miller released a sequel entitled The Dark Knight Strikes Again

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(Soprav)vivere in Giappone (03) – Entrare e uscire

Studiare (da) Giapponese

Riprendiamo la rubrica di (Soprav)vivere in Giappone, la full immersion virtuale di Studiare (da) Giapponese, per occuparci ancora di tutte quelle insegne e segnali che può essere molto utile saper interpretare vivendo o viaggiando in Giappone. Oggi in particolare tratteremo di tutto ciò che ha a che fare con l’entrare e l’uscire (p.e. in/da un locale), l’aprire e il chiudere, ecc.

Potremmo collegarvi anche il concetto di “aperto” e “chiuso” che ritroviamo all’entrata di locali e ristoranti, ma di quello abbiamo giù trattato in CHIUSO, APERTO… and everything in between e quindi vi rimando a quell’articolo.

E che ci sarà mai difficile a entrare e uscire da un posto?! – direte voi. Capisco lo sfogo, ma non è così semplice come pensate. Certo, potreste trovarvi un’immagine molto esplicativa, come quella qui sotto, proprio quando avete bisogno di trovare l’uscita…

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Introduzione al fumetto giapponese: elementi di storia, traduzione, adattamento e organizzazione redazionale

Consiglio sull’argomento la lettura di “Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett!

Scuola di traduzione per il fumetto e l'editoria

Il programma delle giornate della Scuola prosegue con la lezione del 14 marzo, tenuta da Andrea Baricordi (Kappa Edizioni, Star Comics).

In Giappone la lettura è un’attività molto diffusa tra la popolazione e l’editoria, compresa quella a fumetti, rappresenta un punto cardine per l’economia del paese, con tirature altissime, oltre a essere stata – storicamente – una forma di collegamento tra parti diverse del paese e della popolazione.

Prima della Seconda Guerra Mondiale il fumetto in Giappone si componeva di vignette satiriche o umoristiche e di qualche raro caso di propaganda bellica, dove tutto si risolveva al massimo in poche pagine.

La svolta del fumetto giapponese moderno è arrivata nell’immediato dopoguerra con Osamu Tezuka, considerato capostipite del manga e delle animazioni giapponesi, che ha conferito le caratteristiche che ancora oggi contraddistinguono gran parte di queste produzioni.

Con Shin Takarajima, inizialmente pubblicato a puntate su una rivista per…

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Tradurre Art Spiegelman

Scuola di traduzione per il fumetto e l'editoria

La lezione del 18 aprile, tenuta da Cristina Previtali (traduttrice italiana delle principali opere di Art Spiegelman) ha aperto gli incontri dedicati alla traduzione di grandi autori del fumetto.

L’opera più famosa di Art Spiegelman è il capolavoro in due parti, premio Pulitzer nel 1992, Maus: A Survivor’s Tale, un romanzo a fumetti che narra le vicende di Vladek Spiegelman, padre di Art, ebreo sopravvissuto alla tragedia dell’olocausto.

La storia si muove su più livelli in costante spostamento tra la Polonia, dove Vladek racconta di come lui e la moglie riuscirono a sopravvivere alla strage nazista, e Rego Park, in Usa, dove Art fa visita al padre, con la sua tormentata esistenza, e lo sottopone ad una serie di interviste.

Maus nasce per trasmettere la memoria di questo tragico evento storico vissuto dai genitori di Spiegelman, ma anche come tentativo di recuperare il difficile rapporto…

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Tradurre e tradire “V for Vendetta” di Alan Moore

Scuola di traduzione per il fumetto e l'editoria

Nella giornata del 09 maggio, Leonardo Rizzi (traduttore e autore) ha presentato la sua esperienza di traduzione di “V for Vendetta” di Alan Moore, oltre a proporre criteri generali di ragionamento utili per la traduzione.

Tradurreconsiste nel trasferire un concetto da un sistema linguistico ad un altro ed è un procedimento che può diventare impossibile se le coordinate concettuali esistono nel codice di partenza ma non in quello di arrivo.

Nel fumetto in particolare è necessario tener conto della componente visiva, che spesso interagisce con i giochi di parole e le ambiguità testuali presenti.

Il traduttore compie continuamente delle scelte, mentre cerca di rendere un testoe una buona soluzione consiste nel determinare la dominante,ossia “la componente sulla quale si focalizza l’opera d’arte”, citando Jakobson.

Mantenendo la dominante si mantiene l’aspetto fondamentale dell’opera, perdendo a volte però altre sfumature, in una sorta di compromesso.

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I 7 regali dell’Erasmus

linguaenauti

SOFIACORRADI-300x258Oggi ricorre la festa dell’Europa e il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz premierà una donna che ha contribuito più di molti politici a unire il nostro continente. Lei è Sofia Corradi, mamma Erasmus per gli amici, e tutto nacque negli anni ’60, quando la sua università romana non le convalidò un prestigioso master alla Columbia University. «Mai sentita», le contestarono; lei incassò ma non si diede per vinta e in vent’anni di battaglie riuscì a scavare le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’esperienza formativa più indimenticabile per generazioni di studenti, quasi un rito di passaggio che accomuna ormai quattro milioni di europei. Perché la borsa Erasmus è tante, tantissime cose: per molti la prima e forse unica occasione per studiare all’estero (e da questo punto di vista rappresenta un grande passo avanti per il diritto all’istruzione), e per tutti è stata un’esperienza che ha lasciato il…

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Come fare una proposta editoriale

Diario di una traduttrice editoriale

Uno dei modi per far notare il proprio cv tra le centinaia di e-mail che le case editrici ricevono ogni giorno è allegarvi una proposta editoriale ben studiata. Oggi, infatti, sempre più case editrici ricercano traduttori che non si limitino a tradurre ma che si trasformino in veri e propri scout letterari.

Come procedere?

Innanzitutto dobbiamo trovare un testo da tradurre: un libro che abbiamo letto in lingua straniera e che non sia ancora stato tradotto in italiano.  Ovviamente, dev’essere un testo che ci è piaciuto molto: è difficile convincere qualcuno a comprare qualcosa che non apprezziamo noi per primi.

Per sapere se un libro è già stato tradotto, si può cercare la bibliografia dell’autore nel catalogo nazionale delle biblioteche italiane. Se il libro è già stato pubblicato, verosimilmente lì lo troveremo. Tuttavia, se un libro non è presente, soprattutto se è uscito da poco, non è detto che qualche…

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Traduttori e social network, tra opportunità e deontologia

linguaenauti

Il 17 marzo scorso la sezione AITI PVDA ha proposto ai soci un interessantissimo incontro per illustrare le possibilità offerte a traduttori e interpreti dal web in generale e dai social network in particolare, ma anche i “pericoli” che questi strumenti possono comportare per la nostra professionalità. Marina Minella, consigliere di AITI PVDA e relatrice dell’incontro insieme alla collega e consigliera Clara Giampietro, ha condiviso con Linguaenauti alcune preziose riflessioni su questo tema tanto caro ai “traduttori 2.0”.

Senza titolo 2.jpgMarina e Clara hanno elaborato un excursus nel mondo dei social, partendo dal punto di vista di un professionista e socio AITI, che desidera muoversi nel campo minato del web, dove i confini tra la sfera professionale e quella privata tendono talvolta a intersecarsi. L’attualissima tematica dell’armonizzazione tra la deontologia professionale e le nuove opportunità di comunicazione via internet si è pertanto concretizzata nella presentazione “AITI, soci & social” in occasione dell’Assemblea Regionale 2016 della sezione AITI PVDA.

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