“Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett

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Titolo: Manga: 60 anni di fumetto giapponese
Autore: Paul Gravett
Prima edizione: 2006
Casa editrice: Logos
Traduttore: Cinzia Negherbon, Céline Pozzi
Pagine: 176

(Le immagini sono tratte dall’edizione tedesca)

Manga: 60 anni di fumetto giapponese di Paul Gravett è innanzitutto un bel libro: bello, perché ha un grande formato (124×128 cm), che mette in primo piano una delle caratteristiche principali del media fumetto, ossia la centralità del disegno e dell’immagine. In questo libro vedrete pannelli grandi quanto la pagina stessa, quasi mini-poster dedicati a pilastri come Lone Wolf and Cub o Capitan Harlock. Ma andiamo con ordine.

Pau Gravett è uno dei maggiori critici del fumetto, e nel corso della sua carriera ha affrontato tutti gli aspetti riguardante la nona arte. In questo saggio di sole 176 pagine (datato 2006 ma ancora valido) ripercorre la storia del fumetto giapponese dagli albori fino ai giorni nostri. Il volume si apre con un grafico riportante cronologicamente le pietre miliari del manga. Continua a leggere ““Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett”

Metro, treno, partenza, underground

Underground di Haruki Murakami

undergroundTitolo: Underground
Autore: Haruki Murakami
Titolo originale: アンダーグラウンド
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 447

 

 

È strano cominciare a parlare del proprio autore preferito partendo da una delle opere meno conosciute. Addirittura un saggio e non un romanzo. Tuttavia Underground è, a mio avviso, un lavoro fondamentale per capire i romanzi di Murakami e alcuni dei temi a lui più cari.

L’attentato a Tokyo

Come dice il sottotitolo stesso dell’edizione italiana a cura di Einaudi (traduzione di Antonietta Pastore), Underground è un racconto a più voci dell’attentato della metropolitana di Tokyo. Nel 1995 alcuni membri del culto religioso dell’Aum (fondato nel 1987 da Asahara Shōkō) hanno diffuso in metropolitana delle sacche contenente sarin, un potente gas nervino inventato negli anni Trenta su incarico di Hitler. L’attentato ha causato numerosissime vittime tra morti e intossicati. L’opera, divisa in due parti, raccoglie le interviste dei sopravvissuti dell’attentato, raccontando dove erano, come hanno reagito, come l’attentato ancora oggi influenzi la loro vita. In realtà l’edizione italiana raccoglie ben due opere diverse: la prima parte, intitolata Underground è stata pubblicata per prima prima e raccoglie le interviste dei sopravvissuti; la seconda parte, intitolata Nel luogo promesso Underground 2 (約束された場所で―underground 2, riprendendo nel titolo i versi di An Old Man Awake in his Own Death di Mark Strand ) è stata pubblicata successivamente e raccoglie le interviste dei membri del culto Aum. Continua a leggere “Underground di Haruki Murakami”

(Soprav)vivere in Giappone (03) – Entrare e uscire

Studiare (da) Giapponese

Riprendiamo la rubrica di (Soprav)vivere in Giappone, la full immersion virtuale di Studiare (da) Giapponese, per occuparci ancora di tutte quelle insegne e segnali che può essere molto utile saper interpretare vivendo o viaggiando in Giappone. Oggi in particolare tratteremo di tutto ciò che ha a che fare con l’entrare e l’uscire (p.e. in/da un locale), l’aprire e il chiudere, ecc.

Potremmo collegarvi anche il concetto di “aperto” e “chiuso” che ritroviamo all’entrata di locali e ristoranti, ma di quello abbiamo giù trattato in CHIUSO, APERTO… and everything in between e quindi vi rimando a quell’articolo.

E che ci sarà mai difficile a entrare e uscire da un posto?! – direte voi. Capisco lo sfogo, ma non è così semplice come pensate. Certo, potreste trovarvi un’immagine molto esplicativa, come quella qui sotto, proprio quando avete bisogno di trovare l’uscita…

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#Giappo2 I Kanji e le donne

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Oggi ho voglia di parlarvi di un paio di kanji che non sono proprio molto amichevoli nei confronti delle donne (a me hanno fatto ridere la prima volta che li ho incontrati, a dire la verità!)

Piccola introduzione ai Kanji

Prima una piccola introduzione per chi non ha familiarità con la lingua giapponese, senza pretese accademiche: ci sono due “alfabeti” in giapponese (sarebbe più corretto parlare di sillabari), hiragana e katakana. Il primo serve per le parole grammaticali (particelle, desinenze, coniugazioni, avverbi ecc.); il secondo si usa per trascrivere parole provenienti da una lingua straniera (ma anche per esprimere omonatopee, dare particolare enfasi ad una parola ecc.) A questi due sillabari, che funzionano in maniera simile al nostro alfabeto (ossia ad un carattere corrisponde o una vocale o una sillaba) si aggiungono i kanji, quelli che molti chiamano simboli o disegnini. I kanji si usano per rappresentare le parti invariabili della parola (radice del verbo, dell’aggettivo ecc). Ogni kanji ha due tipi di letture, una chiamata kun, che è la lettura giapponese che si usa quando il kanji compare da solo e la lettura on, che è la lettura di derivazione cinese (la mia professoressa dice sempre “In cina hanno detto shan, ma noi in Giappone abbiamo sentito san e quindi diciamo san!”). Un esempio pratico e non mi dilungo più: mangiare si dice 食べる (taberu). 食 è il kanji che rappresenta l’idea di mangiare, di cibo. Poiché qua è usato da solo si pronuncia ta. Nella parola pranzo per esempio, 食事 (shokuji) si pronuncia sho perché è in combinazione con un altro kanji. In pratica, c’è da impazzire.

Kanji e 女の人

In realtà i kanji sono anche molto logici: se albero si dice 木 (ki), bosco si scriverà con due alberi, 木本 (mokuhon), e foresta ovviamente si scriverà con tre alberi (mori). E arriviamo al primo kanji:

姦しい

se donna si scrive 女, tre donne danno l’aggettivo 姦しい (kashimashii) che significa “rumoroso, fastidioso”. Proprio logici questi giapponesi.

家内

Sempre sulla scia misogina, continuiamo con la parola per “mia moglie”, ossia 家内 (kanai). Se andiamo a prendere i due kanji singolarmente, il primo significa casa, il secondo dentro. Quindi chi è dentro casa? Mia moglie. Continua a leggere “#Giappo2 I Kanji e le donne”

Contradiction, Japanese, Origin, Explanation

L’origine della contraddizione

Questo è il primo articolo (spero di una serie) su una lingua che amo profondamente: il giapponese. Ho cominciato a imparare giapponese la prima volta anni fa (ma solo per 6 mesi) durante l’Erasmus a Cardiff. Poi (mi sono buscato una freccia nel ginocchio) ho dovuto interrompere da un lato per mancanza di tempo, dall’altro perché il giapponese, almeno ai tempi, non veniva insegnato ovunque. Lo scorso anno ho trovato un corso di lingua giapponese allo Spracheninstitut dell’università di Lipsia e ho deciso di ricominciare a imparare questa straordinaria lingua. Continua a leggere “L’origine della contraddizione”