“Il neuromante” di W. Gibson

copertina gibson

Titolo: Il neuromante
Titolo originale: The Neuromancer
Anno di pubblicazione originale: 1984
Pagine: 271
Traduttori: G. Cossato e S. Sandrelli
Casa editrice: Mondadori

 

 

 

Il neuromante di William Gibson è considerato il più rappresentativo romanzo del Cyberpunk. Quest’ultimo è considerato, in breve, un movimento o sub genere della fantascienza che si applica a ogni opera culturale o artistica che abbia a che fare con i computer, gli hacker o il rapporto tra il corpo umano e la tecnologia.

La trama

Il libro è ambientato in un mondo altamente distopico e tecnologico dominato dalle global corporation. Il protagonista è un hacker o, come viene chiamato nel libro, un cyber cowboy: un giorno ha deciso di rubare dalla sua azienda e, come punizione, gli è stato tolto l’accesso al cyberspazio. Il cyberspazio o la matrice (questo romanzo è stato infatti una delle fonti di ispirazione per il film Matrix) è un’allucinazione consensuale, una rappresentazione virtuale dei dati, diversa dalla concezione che abbiamo oggi di internet perché è più profondo: i segnali sono mandati direttamente al cervello, bypassando gli occhi. Continua a leggere ““Il neuromante” di W. Gibson”

“Cyberfilosofia” di Jean Baudrillard

N I G R I C A N T E

Apparentemente innocuo, composto da 45 pagine, “Cyberfilosofia” è una pubblicazione postuma (ed. Mimesis, collana Minima Volti – 2010) del filosofo “patafisicoJean Baudrillard (1929-2007), interessante, in alcuni punti volutamente ermetica e assiomatica, ricca di nuovi punti di vista stimolanti. Divisa in quattro capitoletti, l’argomentazione di Baudrillard ha il raro dono di utilizzare alcuni elementi tipici dell’immaginario fantascientifico per affrontare temi filosofici riguardanti la vita dell’uomo del terzo millennio: il simulacro e il suo sorpasso reso possibile dal vasto universo della simulazione e dell’iperrealtà; la differenza tra automa e robot (nel secondo capitolo intitolato “L’automa e il robot”); l’esegesi di “Crash” (titolo del romanzo di Ballard e del film diretto da David Cronenberg) nel terzo capitolo intitolato appunto “Crash” in cui Baudrillard, grazie alla sua speciale lente d’ingrandimento iperrealista, evidenzia la commistione esistente tra corpo organico e macchina, tra sessualità e tecnologia, la coincidenza tra l’automobile…

View original post 665 altre parole

Che cosa significa leggere oggi “I versi satanici” di Salman Rushdie

cover.jpeg
Titolo: I versi satanici
Autore: Salman Rushdie
Titolo originale: The Satanic Verses
Anno di pubblicazione: 1988
Traduttore: Ettore Capriolo
Editore: Mondadori

 

Sono passati quasi trent’anni dalla pubblicazione de “I versi satanici” di Salman Rushdie, il controverso romanzo che ha valso la fatwa all’autore e che non ha risparmiato nemmeno le persone in qualche modo vicine al romanzo: il traduttore giapponese Hitoshi Igarashi è stato, infatti, ucciso in un ascensore all’università di Tsukuba, mentre quello italiano, Ettore Capriolo, è stato pugnalato nella sua casa a Milano. Dopo i fatti di Charlie Hebdo mi sono spesso perso a pensare a cosa significhi la libertà di parola al giorno d’oggi e l’ancora in corso scontro tra culture diverse. Trovato per pochi spiccioli a Torino, in una delle mie librerie preferite, ma ancora prima dell’attentato al giornale satirico, ho deciso un mese fa di prendere in mano quest’opera e leggerla, e ho cercato di capire.

Di Salman Rushdie, a dire il vero, sapevo ben poco prima di leggere questo libro: purtroppo all’università si dà poco spazio ai contemporanei nei programmi di letteratura, e quindi, tranne una pagina tratta da “I figli della mezzanotte” e qualche nozione sul realismo magico, restava per me uno scrittore segnato nella mia lista “da leggere”. Già dalle prime pagine, “I versi satanici” si presenta come un’opera davvero complessa, dove non si capisce mai cosa stia realmente succedendo, e se veramente stia succedendo qualcosa. La trama, se davvero ce n’è una, racconta di questi due attori indiani, Gibreel Farishta e Saladin Chamcha, che sopravvivono a un dirottamento aereo reincarnadosi il primo nell’angelo Gabriele, e il secondo in un demonio, e il romanzo comincia proprio durante la caduta con un enigmatico incipit:

“Per rinascere”, cantò Gibrael Farishta, precipitando dai cieli, “devi prima morire […]”

Da qui in poi si va a ritroso a raccontare la storia dei protagonisti fino al momento fatidico che conclude la parte 1, perdendosi a narrare gli avvenimenti fin nei minimi dettagli con un tono, a tratti, da “Le mille e una notte”. Questi primi capitoli danno già un’impressione sullo stile narrativo del romanzo: pesante (paragrafi che vanno avanti per pagine), ampolloso, difficile e prolisso. Para colmo de males, voltando pagina e aprendo la parte 2, la situazione si complica ulteriormente: cominciano, infatti, i surreali sogni di Gibreel, e queste sono proprio le parti del romanzo che hanno fatto accusare Rushdie di blasfemia. In queste pagine, a metà tra allucinazione e sogno, lo scrittore romanza la vita di Maometto, e si rivisita anche l’episodio che dà il titolo al romanzo: i versetti satanici sono dei versetti del corano che concedevano il culto di tre dee pagane (a loro volta presenti nel romanzo) e sono stati appunto suggeriti dal demonio e successivamente ritratti da “Mahound”. Rushdie rivede nel suo romanzo questo e altri episodi della tradizione islamica in maniera controversa (esemplare è l’episodio in cui Maometto-Mahound detta i versi, il suo scriba li modifica durante la scrittura, li rilegge e lui non nota la differenza e continua a dettare), anche se il discorso che fa lui sulla religione non si rivolge esclusivamente all’islamismo ma è una critica a tutte le religioni organizzate .

La domanda è: cosa c’è in questo libro per un lettore del 2017? La risposta è: c’è di tutto. Il romanzo incarna nei due protagonisti la forza del bene e quella del male e, almeno per me, il lato oscuro del romanzo ha attratto di più la mia curiosità di lettore. Dopo esser sopravvissuti, i corpi dei due protagonisti si trasformano, e in particolare Chamcha, diventa fisicamente un vero e proprio demonio assumendo le fattezze di un caprone. I due vengono scambiati, dopo il disastro aereo, per due immigrati entrati illegalmente nel paese (anche qui, si veda l’attualità del romanzo) e Chamcha viene catturato, senza che Gibreel provi a difenderlo, e viene sottoposto a tutta una serie di soprusi da parte della polizia inglese. C’è una vera e propria demonizzazione della figura dell’immigrato, di colui che si sente sempre diviso tra due culture, aprendosi alla cultura straniera e allontanandosi da quella di partenza, perdendo la propria identità ma non diventando mai parte integrante della cultura di arrivo. Da un punto di vista puramente letterario, le parti più interessanti sono costituite, a mio parere, dai sogni, in particolare dal plot di Ayesha, questa sorta di maga vestita e circondata da farfalle che conduce il popolo a un pellegrinaggio fatale, così come la descrizione della città di sabbia di Jahilia è molto suggestiva.

Nell’alternanza delle tre linee principali, secondo un ordine che Kundera ne “I testamenti traditi” ha definito ritmico e musicale, si snoda il romanzo in un continuo rimando e gioco intertestuale tra le trame (nomi dei protagonisti che si ripetono e si equivocano, i sogni di Gibreel che sembrano diventare suoi film e così via). È una lettura difficile, soprattutto per un lettore occidentale a cui mancano i mille riferimenti alla cultura orientale. A mio parere raggiunge il suo climax nel finale, nella redenzione, nel ritrovamento di sé stessi, nell’inversione dei ruoli, nella presa di coscienza che non c’è un confine netto tra il bene e il male, e che non c’è niente di male nello scrivere tutto ciò.

Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day3 o Le stagiste

Dal salone del libro di Torino
Diario di bordo

#day3 o le stagiste. Domenica 21 maggio
8:45 Suona la sveglia
9:20 Mi alzo
(Annotazione N. 1 Comunque la sveglia l’ho sentita, faccio le cose con calma)
10:10 Esco dall’appartamento saltellando come uno stambecco (si veda il rapporto che ho avuto con la camera Air bnb qui e qui)
10:30 Entro al salone.
10:45 “Salve, stiamo cercando X responsabile di Y, non c’è?”
“No guardi, io sono la stagista, non so aiutarla.”
11:00 “Salve, sto cercando Y del dipartimento X, dove lo possiamo cercare?”
“Aspetti un attimo”
11:05 “No guardi, noi questo non l’abbiamo mai visto, siamo solo le stagiste”
11:40 “Scusi, chi è il responsabile per le questioni X qui?”
“Guardi, io sono solo la stagista”
11:41 Penso che la nostra sia l’epoca degli stagisti, e che tra qualche anno ci sarà anche un musical con Sarah Michelle Gellar, dove gli stagisti ammazzano altri stagisti perché in realtà alcuni di loro sono vampiri.
12:00 Girovago tra gli stand Continua a leggere “Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day3 o Le stagiste”

Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day2 o LA FILA

Dal Salone del libro di Torino
Diario di bordo

#day2 Sabato 20 maggio o La Fila
8:30 Mi alzo dal letto, in realtà già sveglio da quando è sorto il sole
(Dettaglio N. 1 La stanza non ha serrande, non ha tende, niente di niente. Si vedano le reticenze nella puntata precedente)
9:30 Scoprire che qualcosa di buono questo appartamento ce l’ha: essere dietro al libraccio.
10:00 Acquisto al libraccio di:

La malora, Fenoglio, Günter Grass, Anni di cane, salone del libro

10:10 Colazione con amica per caso in quel di Torino.
11:00 Arrivo a Lingotto e inizio della Fila.
(Congettura N.1 La Fila, che va serpeggiante su e giù, a destra e a manca e che sembra alla cazzo di cane, in realtà, se la si guarda dall’alto, si può leggere SALTO30)
11:45 Finalmente entrato.
11:47 Ricevuto dallo stand della stampa l’immancabile Tuttolibri.

IMG_5847

13:15 Continuano gli acquisti: 1984 di Orwell in lingua originale. Continua a leggere “Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day2 o LA FILA”

Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day1

Dal Salone del libro di Torino
Diario di bordo

#day1 Venerdì 19 maggio
5.20 Sveglia presto: per arrivare alla stazione di Napoli ho bisogno circa di un’ora e mezza di tempo.
(Annotazione N. 1: No, non abito in provincia, il trasporto pubblico è solo organizzato molto, molto male)
7:20 Partenza per Torino.
7:21 – 12:00 Coma profondo in treno, people come and go
13:28 Arrivo a Torino Continua a leggere “Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day1”

“Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett

IMG_5822

Titolo: Manga: 60 anni di fumetto giapponese
Autore: Paul Gravett
Prima edizione: 2006
Casa editrice: Logos
Traduttore: Cinzia Negherbon, Céline Pozzi
Pagine: 176

(Le immagini sono tratte dall’edizione tedesca)

Manga: 60 anni di fumetto giapponese di Paul Gravett è innanzitutto un bel libro: bello, perché ha un grande formato (124×128 cm), che mette in primo piano una delle caratteristiche principali del media fumetto, ossia la centralità del disegno e dell’immagine. In questo libro vedrete pannelli grandi quanto la pagina stessa, quasi mini-poster dedicati a pilastri come Lone Wolf and Cub o Capitan Harlock. Ma andiamo con ordine.

Pau Gravett è uno dei maggiori critici del fumetto, e nel corso della sua carriera ha affrontato tutti gli aspetti riguardante la nona arte. In questo saggio di sole 176 pagine (datato 2006 ma ancora valido) ripercorre la storia del fumetto giapponese dagli albori fino ai giorni nostri. Il volume si apre con un grafico riportante cronologicamente le pietre miliari del manga. Continua a leggere ““Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett”

“Lolita” di Vladimir Nabokov

lolitaTitolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Prima edizione: 1955
Casa editrice: Adelphi
Traduttore: Giulia Arborio Mella
Pagine: 395

“Lolita” di Nabokov è un libro che mi ha sconvolto, e un libro del 1955 che riesce ancora a sconvolgere lettori del 2017 la dice davvero lunga. A volte, mentre leggevo sul treno, alzavo gli occhi, come se la gente potesse vedere le nefandezze che Humbert Humbert mi stava raccontando.

Il professore di letteratura francese & le ninfette

Un certo Dr. John Ray Jr introduce il manoscritto del protagonista, “oggi un classico negli ambienti psichiatrici”, allo scopo “di allevare una generazione migliore in un mondo più sicuro”. Subito dopo prende parola lui, Humbert Humbert, con uno degli incipit più famosi della storia della letteratura: Continua a leggere ““Lolita” di Vladimir Nabokov”

L’antilingua – Italo Calvino

Affresco della Lingua Italiana

Ciao, ragazzi!

Vorrei condividere con voi questo bellissimo articolo di Italo Calvino (uno dei miei scrittori italiani preferiti), pubblicato nel 1965 sul quotidiano “Il Giorno”, in cui parla dell’antilingua, cioè di un italiano surreale che avrebbe contagiato la lingua italiana quotidiana, la cui sostanza è semplice e chiara. Nonostante siano passati più di 20 anni, le parole che leggiamo sono molto attuali e ci fanno riflettere sulla sorte non solo della lingua italiana, ma di tante altre lingue che si confrontano ogni giorno con i forestierismi e con la tendenza che molti settori e “intellettuali” hanno di complicare una lingua semplice.

italo-calvino

Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) è stato uno dei più grandi scrittori, narratori e intellettuali del Novecento.
Riporto qui di seguito il testo integrale, spero che serva a farvi riflettere su come state impostando i vostri studi di italiano:

Il…

View original post 1.354 altre parole