Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day3 o Le stagiste

Dal salone del libro di Torino
Diario di bordo

#day3 o le stagiste. Domenica 21 maggio
8:45 Suona la sveglia
9:20 Mi alzo
(Annotazione N. 1 Comunque la sveglia l’ho sentita, faccio le cose con calma)
10:10 Esco dall’appartamento saltellando come uno stambecco (si veda il rapporto che ho avuto con la camera Air bnb qui e qui)
10:30 Entro al salone.
10:45 “Salve, stiamo cercando X responsabile di Y, non c’è?”
“No guardi, io sono la stagista, non so aiutarla.”
11:00 “Salve, sto cercando Y del dipartimento X, dove lo possiamo cercare?”
“Aspetti un attimo”
11:05 “No guardi, noi questo non l’abbiamo mai visto, siamo solo le stagiste”
11:40 “Scusi, chi è il responsabile per le questioni X qui?”
“Guardi, io sono solo la stagista”
11:41 Penso che la nostra sia l’epoca degli stagisti, e che tra qualche anno ci sarà anche un musical con Sarah Michelle Gellar, dove gli stagisti ammazzano altri stagisti perché in realtà alcuni di loro sono vampiri.
12:00 Girovago tra gli stand
13:05 Un signore urla tra la folla “Ma vai a cagare!”
13:20 Mi chiedono se voglio diventare genio in 21 giorni, e rispondo che no, grazie, sono senza speranza.
14:15 Saluto una collega.
15:30 Saluto il salone del libro.
15:32 Uscito dal salone mi ritrovo questa pubblicità:

Ogni 2 minuti

e penso che arrivato a Napoli non saprò come tornare a casa perché non ci saranno più i mezzi alle 11 e finirò per prendere un taxi, e che l’unica cosa che mi aspetterà ogni 2 minuti in quella città sarà solo il caffè.
17:00 Partenza in orario.
17:15 Voce all’altoparlante: “…e in caso di dubbi chiedete al Train Manager”
(Annotazione N.2 Anch’io avrei scritto Train Manager, lo so che fa più faigo di capotreno)
18:15 Penso alla storia che ieri ha raccontato Sepúlveda, quella del professore che si è messo a piangere dopo aver visitato la Real Academia perché quella era la culla della loro lingua. Credo che questa storia mi accompagnerà negli anni a venire.

Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day2 o LA FILA

Dal Salone del libro di Torino
Diario di bordo

#day2 Sabato 20 maggio o La Fila
8:30 Mi alzo dal letto, in realtà già sveglio da quando è sorto il sole
(Dettaglio N. 1 La stanza non ha serrande, non ha tende, niente di niente. Si vedano le reticenze nella puntata precedente)
9:30 Scoprire che qualcosa di buono questo appartamento ce l’ha: essere dietro al libraccio.
10:00 Acquisto al libraccio di:

La malora, Fenoglio, Günter Grass, Anni di cane, salone del libro

10:10 Colazione con amica per caso in quel di Torino.
11:00 Arrivo a Lingotto e inizio della Fila.
(Congettura N.1 La Fila, che va serpeggiante su e giù, a destra e a manca e che sembra alla cazzo di cane, in realtà, se la si guarda dall’alto, si può leggere SALTO30)
11:45 Finalmente entrato.
11:47 Ricevuto dallo stand della stampa l’immancabile Tuttolibri.

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13:15 Continuano gli acquisti: 1984 di Orwell in lingua originale.

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13:30 Girogavo tra gli stand. Piacevole sorpresa allo stand della E/O, ossia il regenbogen della Suhrkamp:

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14:15 Pranzo con collega: Fila per mangiare
(Annotazione N. 1 Con quel prezzo a Napoli ci mangio tre giorni di fila, pranzo e cena)
(Annotazione N. 2 avrei potuto dire tre giorni di seguito ma fila, se non l’avete capito, è la parola chiave di questo post)
14:30 Caffè con altra collega: Fila.
14:50 Fila per entrare in sala professionali
15:00 Incontro coordinato da Susanna Basso con Isabella Mattazzi e Daniela Di Sora sulla traduzione di Riccardin dal ciuffo di Amélie Nothomb e con Marco Rossari e Martina Testa sulla traduzione di MASH di Richard Hooker (sì, quel MASH del film di Altman)

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16:00 Incontro con Sepúlveda e la sua traduttrice Ilide Carmignani. L’autore ringrazia i traduttori per il loro lavoro.
17:15 Visto che ancora non l’avevo preso, allo stand della Baldini&Castoldi acquisto di:
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17:30 – 19:00 Girovago tra gli stand, parlo con gli editori
19:15 Ultimo acquisto della giornata: Lo Scuru di Orazio Labbate allo stand della Tunué

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19:15 Musica allo stand di Granvía:

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20:15 Aperitivo con degli editori. Si va da Eataly.
20:30 Davanti all’enoteca di Eataly. Fila.
20:45 Ancora niente. Alcuni propongono di prendere birra (data la mia allergia ai solfiti mi accodo allegramente)
20:46 Arrivo in Birreria. Fila.
(Annotazione N. 3: qui la fila è costituita solo da una persona)
21:10 Ancora in Fila (c’è solo una persona a servire in tutta la birreria. Karma)
21:30 Cena con gli editori dell’aperitivo
01:00 Scrivo questo diario, pensando che continuo a comprare libri nonostante la pila di libri to-read sul comodino sfiori il soffitto.

Salone del Libro 2017 – Diario di Bordo #day1

Dal Salone del libro di Torino
Diario di bordo

#day1 Venerdì 19 maggio
5.20 Sveglia presto: per arrivare alla stazione di Napoli ho bisogno circa di un’ora e mezza di tempo.
(Annotazione N. 1: No, non abito in provincia, il trasporto pubblico è solo organizzato molto, molto male)
7:20 Partenza per Torino.
7:21 – 12:00 Coma profondo in treno, people come and go
13:28 Arrivo a Torino
(Riflessione N. 1: Perché passano autobus ogni 5 minuti in questa città? C’è un’emergenza?)
13:50 Arrivo alla stanza affittata su Air bnb
(Reticenza N. 1: non ne voglio parlare)
14:20 Ingresso alla fiera
14:30 Vado all’incontro “Traduzioni nelle nuvole: gli editori si presentano” con Diego Fiocco (Tunué), Michele Foschini (Bao) e Marco Schiavone (Edizioni BD-J-Pop)
15:00 Incontro con Giovanni Arduino e Anna Pastore (Sperling Kupfer) sulla traduzione di Stephen King
16:00 Incontro con gli ex colleghi del master
17:00-19:30 Girovago tra gli stand, dialogo con gli editori. Uno di loro mi offre un caffè (Grazie!)
20:30 Incontro con amica dell’università e cena goduriosa al M***bun
22:00 Giro d’obbligo alla libreria La Bussola in via Po, dove andavo ogni settimana quando studiavo a Torino
23:30 Ritorno alla stanza Air bnb
(Reticenza N. 2: vedi Ret. N. 1)

“Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett

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Titolo: Manga: 60 anni di fumetto giapponese
Autore: Paul Gravett
Prima edizione: 2006
Casa editrice: Logos
Traduttore: Cinzia Negherbon, Céline Pozzi
Pagine: 176

(Le immagini sono tratte dall’edizione tedesca)

Manga: 60 anni di fumetto giapponese di Paul Gravett è innanzitutto un bel libro: bello, perché ha un grande formato (124×128 cm), che mette in primo piano una delle caratteristiche principali del media fumetto, ossia la centralità del disegno e dell’immagine. In questo libro vedrete pannelli grandi quanto la pagina stessa, quasi mini-poster dedicati a pilastri come Lone Wolf and Cub o Capitan Harlock. Ma andiamo con ordine.

Pau Gravett è uno dei maggiori critici del fumetto, e nel corso della sua carriera ha affrontato tutti gli aspetti riguardante la nona arte. In questo saggio di sole 176 pagine (datato 2006 ma ancora valido) ripercorre la storia del fumetto giapponese dagli albori fino ai giorni nostri. Il volume si apre con un grafico riportante cronologicamente le pietre miliari del manga. Continua a leggere ““Manga: 60 anni di fumetto giapponese” di Paul Gravett”

“Lolita” di Vladimir Nabokov

lolitaTitolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Prima edizione: 1955
Casa editrice: Adelphi
Traduttore: Giulia Arborio Mella
Pagine: 395

“Lolita” di Nabokov è un libro che mi ha sconvolto, e un libro del 1955 che riesce ancora a sconvolgere lettori del 2017 la dice davvero lunga. A volte, mentre leggevo sul treno, alzavo gli occhi, come se la gente potesse vedere le nefandezze che Humbert Humbert mi stava raccontando.

Il professore di letteratura francese & le ninfette

Un certo Dr. John Ray Jr introduce il manoscritto del protagonista, “oggi un classico negli ambienti psichiatrici”, allo scopo “di allevare una generazione migliore in un mondo più sicuro”. Subito dopo prende parola lui, Humbert Humbert, con uno degli incipit più famosi della storia della letteratura: Continua a leggere ““Lolita” di Vladimir Nabokov”

L’antilingua – Italo Calvino

Affresco della Lingua Italiana

Ciao, ragazzi!

Vorrei condividere con voi questo bellissimo articolo di Italo Calvino (uno dei miei scrittori italiani preferiti), pubblicato nel 1965 sul quotidiano “Il Giorno”, in cui parla dell’antilingua, cioè di un italiano surreale che avrebbe contagiato la lingua italiana quotidiana, la cui sostanza è semplice e chiara. Nonostante siano passati più di 20 anni, le parole che leggiamo sono molto attuali e ci fanno riflettere sulla sorte non solo della lingua italiana, ma di tante altre lingue che si confrontano ogni giorno con i forestierismi e con la tendenza che molti settori e “intellettuali” hanno di complicare una lingua semplice.

italo-calvino

Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) è stato uno dei più grandi scrittori, narratori e intellettuali del Novecento.
Riporto qui di seguito il testo integrale, spero che serva a farvi riflettere su come state impostando i vostri studi di italiano:

Il…

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“Storia di un corpo” di Daniel Pennac

Daniel Pennac, Storia di un corpoTitolo: Storia di un corpo
Autore: Daniel Pennac
Titolo originale: Journal d’un corps
Traduttrice: Yasmina Melaouah
Prima edizione: 2012
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 341

“Storia di un corpo” di Daniel Pennac, come suggerisce il titolo originale, è un diario che il protagonista ha scritto a patire dai 12 anni fino ai suoi ultimi giorni. Non è un tradizionale diario ma un vero e proprio diario del suo corpo.

Ma chère Lison

L’espediente narrativo è molto semplice: dopo la morte del padre, la figlia si vede recapitare un pacco contenente una pila di quaderni con dentro letteralmente “il corpo del padre”, e lei decide di farli pubblicare. La prima entrata è un capitolo introduttivo, dove si racconta il trauma infantile che lo ha spinto a tenere un tale diario. Dopo di che comincia il vero e proprio diario, dall’elenco delle sue paure a come fare pipì senza bagnarsi i piedi “arrotolando il calzino”. E già dalle prime entrate comincia a emergere quella che, secondo me, è l’idea di fondo alla base del romanzo: Continua a leggere ““Storia di un corpo” di Daniel Pennac”

Traduzione di “Funeral Blues” di W. H. Auden

Per un corso che sto seguendo mi sono ritrovato a tradurre i celebri versi di Funeral Blues di W. H. Auden (sì, quella di Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell). Tradurre è sempre una bella sfida, ma quando si tratta di tradurre poesia la difficoltà aumenta in modo esponenziale. Ecco il testo originale:

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood.
For nothing now can ever come to any good.

Questa che segue è la mia versione. In traduzione si parla sempre di loss & gain, qualcosa si perde, qualcosa si guadagna. Ho deciso di lasciare qualcosa per la via e cercare di ricreare il ritmo originale della poesia, prediligendo l’aspetto sonoro. O almeno, ci ho provato: Continua a leggere “Traduzione di “Funeral Blues” di W. H. Auden”

“La bambina di neve” di Angela Carter

Passano gli anni, sfoglio i libri già letti, e mi ritrovo sempre a rileggere questo enigmatico racconto di due paginette. È una rivisitazione di Biancaneve da parte di Angela Carter e appartiene alla raccolta di racconti The Bloody Chamber (1979). Parte come una fiaba, diventa conturbante come una fiaba, ma poi spiazza, solo come lei e altri pochi scrittori sanno fare. Propongo qui una mia traduzione: I would like, if I may, to take you on a  strange journey.


Solstizio d’inverno: invincibile, immacolato. Il conte e sua moglie vanno a cavalcare, lui su una grigia giumenta e lei su una nera, avvolta da pelli scintillanti di volpi nere; indossava degli stivali alti, neri e luccicanti, con tacchi scarlatti e speroni. Neve fresca cadeva su neve già caduta; quando smise copriva completamente il candido creato. “Come vorrei avere una bambina bianca come la neve,” dice il conte. Continuano a cavalcare. Arrivano davanti a un buco nella neve; questo buco è colmo di sangue. Dice: “Come vorrei avere una bambina rossa come il sangue.” Continuano a cavalcare nuovamente; ecco un corvo, posato su un ramo spoglio. “Come vorrei avere una bambina nera come le piume di quell’uccello.” Continua a leggere ““La bambina di neve” di Angela Carter”