Giochi di ruolo con G. R. R. Martin

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“Lolita” di Vladimir Nabokov

lolitaTitolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Prima edizione: 1955
Casa editrice: Adelphi
Traduttore: Giulia Arborio Mella
Pagine: 395

“Lolita” di Nabokov è un libro che mi ha sconvolto, e un libro del 1955 che riesce ancora a sconvolgere lettori del 2017 la dice davvero lunga. A volte, mentre leggevo sul treno, alzavo gli occhi, come se la gente potesse vedere le nefandezze che Humbert Humbert mi stava raccontando.

Il professore di letteratura francese & le ninfette

Un certo Dr. John Ray Jr introduce il manoscritto del protagonista, “oggi un classico negli ambienti psichiatrici”, allo scopo “di allevare una generazione migliore in un mondo più sicuro”. Subito dopo prende parola lui, Humbert Humbert, con uno degli incipit più famosi della storia della letteratura: Continua a leggere ““Lolita” di Vladimir Nabokov”

L’antilingua – Italo Calvino

Affresco della Lingua Italiana

Ciao, ragazzi!

Vorrei condividere con voi questo bellissimo articolo di Italo Calvino (uno dei miei scrittori italiani preferiti), pubblicato nel 1965 sul quotidiano “Il Giorno”, in cui parla dell’antilingua, cioè di un italiano surreale che avrebbe contagiato la lingua italiana quotidiana, la cui sostanza è semplice e chiara. Nonostante siano passati più di 20 anni, le parole che leggiamo sono molto attuali e ci fanno riflettere sulla sorte non solo della lingua italiana, ma di tante altre lingue che si confrontano ogni giorno con i forestierismi e con la tendenza che molti settori e “intellettuali” hanno di complicare una lingua semplice.

italo-calvino

Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) è stato uno dei più grandi scrittori, narratori e intellettuali del Novecento.
Riporto qui di seguito il testo integrale, spero che serva a farvi riflettere su come state impostando i vostri studi di italiano:

Il…

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“Storia di un corpo” di Daniel Pennac

Daniel Pennac, Storia di un corpoTitolo: Storia di un corpo
Autore: Daniel Pennac
Titolo originale: Journal d’un corps
Traduttrice: Yasmina Melaouah
Prima edizione: 2012
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 341

“Storia di un corpo” di Daniel Pennac, come suggerisce il titolo originale, è un diario che il protagonista ha scritto a patire dai 12 anni fino ai suoi ultimi giorni. Non è un tradizionale diario ma un vero e proprio diario del suo corpo.

Ma chère Lison

L’espediente narrativo è molto semplice: dopo la morte del padre, la figlia si vede recapitare un pacco contenente una pila di quaderni con dentro letteralmente “il corpo del padre”, e lei decide di farli pubblicare. La prima entrata è un capitolo introduttivo, dove si racconta il trauma infantile che lo ha spinto a tenere un tale diario. Dopo di che comincia il vero e proprio diario, dall’elenco delle sue paure a come fare pipì senza bagnarsi i piedi “arrotolando il calzino”. E già dalle prime entrate comincia a emergere quella che, secondo me, è l’idea di fondo alla base del romanzo: Continua a leggere ““Storia di un corpo” di Daniel Pennac”

Traduzione di “Funeral Blues” di W. H. Auden

Per un corso che sto seguendo mi sono ritrovato a tradurre i celebri versi di Funeral Blues di W. H. Auden (sì, quella di Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell). Tradurre è sempre una bella sfida, ma quando si tratta di tradurre poesia la difficoltà aumenta in modo esponenziale. Ecco il testo originale:

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood.
For nothing now can ever come to any good.

Questa che segue è la mia versione. In traduzione si parla sempre di loss & gain, qualcosa si perde, qualcosa si guadagna. Ho deciso di lasciare qualcosa per la via e cercare di ricreare il ritmo originale della poesia, prediligendo l’aspetto sonoro. O almeno, ci ho provato: Continua a leggere “Traduzione di “Funeral Blues” di W. H. Auden”

“La bambina di neve” di Angela Carter

Passano gli anni, sfoglio i libri già letti, e mi ritrovo sempre a rileggere questo enigmatico racconto di due paginette. È una rivisitazione di Biancaneve da parte di Angela Carter e appartiene alla raccolta di racconti The Bloody Chamber (1979). Parte come una fiaba, diventa conturbante come una fiaba, ma poi spiazza, solo come lei e altri pochi scrittori sanno fare. Propongo qui una mia traduzione: I would like, if I may, to take you on a  strange journey.


Solstizio d’inverno: invincibile, immacolato. Il conte e sua moglie vanno a cavalcare, lui su una grigia giumenta e lei su una nera, avvolta da pelli scintillanti di volpi nere; indossava degli stivali alti, neri e luccicanti, con tacchi scarlatti e speroni. Neve fresca cadeva su neve già caduta; quando smise copriva completamente il candido creato. “Come vorrei avere una bambina bianca come la neve,” dice il conte. Continuano a cavalcare. Arrivano davanti a un buco nella neve; questo buco è colmo di sangue. Dice: “Come vorrei avere una bambina rossa come il sangue.” Continuano a cavalcare nuovamente; ecco un corvo, posato su un ramo spoglio. “Come vorrei avere una bambina nera come le piume di quell’uccello.” Continua a leggere ““La bambina di neve” di Angela Carter”