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Tradurre Outlander

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memorial-day-outlander-340x300Dopo Penny Dreadful e Il segreto, non potevo non raccontare l’esperienza di traduzione di un’altra di quelle serie con ambientazioni d’epoca e un certo gusto letterario che mi fanno sedere al computer con le dita frementi e un sorrisetto sulle labbra. (Anche se qui dovrei aprire una parentesi, perché noi traduttori audiovisivi siamo strane creature che dopo un paio di episodi si affezionano a qualsiasi serie, anche a quelle che di primo acchito ci hanno fatto alzare il sopracciglio e storcere il naso e digrignare i denti… ma questo è un altro discorso!)

Outlander è la trasposizione della Saga di Claire Randall della scrittrice statunitense Diane Gabaldon (Outlander Series in originale, edita in Italia da Corbaccio) e racconta le vicende di Claire, un’infermiera che si riunisce con suo marito Frank alla fine della Seconda guerra mondiale. Durante un viaggio nelle Highlands si imbatte in un misterioso cerchio…

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(Soprav)vivere in Giappone (03) – Entrare e uscire

Studiare (da) Giapponese

Riprendiamo la rubrica di (Soprav)vivere in Giappone, la full immersion virtuale di Studiare (da) Giapponese, per occuparci ancora di tutte quelle insegne e segnali che può essere molto utile saper interpretare vivendo o viaggiando in Giappone. Oggi in particolare tratteremo di tutto ciò che ha a che fare con l’entrare e l’uscire (p.e. in/da un locale), l’aprire e il chiudere, ecc.

Potremmo collegarvi anche il concetto di “aperto” e “chiuso” che ritroviamo all’entrata di locali e ristoranti, ma di quello abbiamo giù trattato in CHIUSO, APERTO… and everything in between e quindi vi rimando a quell’articolo.

E che ci sarà mai difficile a entrare e uscire da un posto?! – direte voi. Capisco lo sfogo, ma non è così semplice come pensate. Certo, potreste trovarvi un’immagine molto esplicativa, come quella qui sotto, proprio quando avete bisogno di trovare l’uscita…

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The Duck Question Finally Answered

“By any chance, do you happen to know where they go, the ducks, when it gets all frozen over?” A nice interpretation!

Inside the Mind of a Writer

I didn’t want to know where the ducks went in the winter time. I wanted to know why Holden Caulfield was so obsessed with finding out where they went. I taught The Catcher in the Rye about seven or eight times, and each reading of the book gave me no answers. I even tired to Google it and apparently no one cared enough about Holden’s quest for an answer about the ducks enough to write about it.

Well, I am happy to report I finally have an answer. It was a combined effort really. I won’t take credit for the complete interpretation. The funny thing about this is it took a two second conversation I should have had years ago with this person to come up with the answer. I don’t blame this person; they were going through things and it kept them from being grounded. However, I would rather…

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#Japanese Kanji and Women

Today I’d like to talk about a couple of kanji which are not that friendly to women (even if I have to admit that I laughed the first time I saw them!)

Little Introduction to Kanji

For those of you who are not familiar with Japanese I’ll do a little introduction, without academic purposes: there are two kinds of alphabets in Japanese (even if it would be more appropriate to speak about syllabary), hiragana and katakana. The first one is used for grammatical purposes (particles, conjunctions, adverbs etc) and the second one is used in order to transcribe words coming from a foreign language (but also for onomatopoeia, emphasis and so on) In addiction to these two syllabaries (which are similar to our alphabet, that is to a character corresponds a vowel or a syllable) there is the kanji system. Every kanji charachter has two readings, one called kun, used when the kanji appears alone and one called on, which is the pronunciation of Chinese origin (my teacher always says “the Chinese people said shan but we heard san so today we keep saying san!”) Just one example: 食べる means to eat. 食 is the kanji for eating and food. Here it is pronunced ta because it is used alone as verb. In the word for meal 食事 (shokuji) it is pronunced sho because it is in combination with another kanji. One really gets crazy.

Kanji and 女の人

Actually kanji are used in a very logical way: (ki) is tree; 木本 (two trees, pron. mokuhon) is wood and (three trees, pron. mori) is forest. So here we come to our first kanji:

姦しい

if women is 女, three women together give us the adjective 姦しい (kashimashii) which means noisy. Really logical indeed.

家内

But let’s keep following this misogynistic track: the word for my wife is 家内 (kanai). If we analyse the two kanji we have house and inside: who’s inside the house? My wife. Continua a leggere “#Japanese Kanji and Women”

#Giappo2 I Kanji e le donne

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Oggi ho voglia di parlarvi di un paio di kanji che non sono proprio molto amichevoli nei confronti delle donne (a me hanno fatto ridere la prima volta che li ho incontrati, a dire la verità!)

Piccola introduzione ai Kanji

Prima una piccola introduzione per chi non ha familiarità con la lingua giapponese, senza pretese accademiche: ci sono due “alfabeti” in giapponese (sarebbe più corretto parlare di sillabari), hiragana e katakana. Il primo serve per le parole grammaticali (particelle, desinenze, coniugazioni, avverbi ecc.); il secondo si usa per trascrivere parole provenienti da una lingua straniera (ma anche per esprimere omonatopee, dare particolare enfasi ad una parola ecc.) A questi due sillabari, che funzionano in maniera simile al nostro alfabeto (ossia ad un carattere corrisponde o una vocale o una sillaba) si aggiungono i kanji, quelli che molti chiamano simboli o disegnini. I kanji si usano per rappresentare le parti invariabili della parola (radice del verbo, dell’aggettivo ecc). Ogni kanji ha due tipi di letture, una chiamata kun, che è la lettura giapponese che si usa quando il kanji compare da solo e la lettura on, che è la lettura di derivazione cinese (la mia professoressa dice sempre “In cina hanno detto shan, ma noi in Giappone abbiamo sentito san e quindi diciamo san!”). Un esempio pratico e non mi dilungo più: mangiare si dice 食べる (taberu). 食 è il kanji che rappresenta l’idea di mangiare, di cibo. Poiché qua è usato da solo si pronuncia ta. Nella parola pranzo per esempio, 食事 (shokuji) si pronuncia sho perché è in combinazione con un altro kanji. In pratica, c’è da impazzire.

Kanji e 女の人

In realtà i kanji sono anche molto logici: se albero si dice 木 (ki), bosco si scriverà con due alberi, 木本 (mokuhon), e foresta ovviamente si scriverà con tre alberi (mori). E arriviamo al primo kanji:

姦しい

se donna si scrive 女, tre donne danno l’aggettivo 姦しい (kashimashii) che significa “rumoroso, fastidioso”. Proprio logici questi giapponesi.

家内

Sempre sulla scia misogina, continuiamo con la parola per “mia moglie”, ossia 家内 (kanai). Se andiamo a prendere i due kanji singolarmente, il primo significa casa, il secondo dentro. Quindi chi è dentro casa? Mia moglie. Continua a leggere “#Giappo2 I Kanji e le donne”

Plzeň, Czech Republic

I wanna start the week by showing a couple of pictures of a lovely city of the Czech Republic: Plzeň.

It’s an university town, not very far from Prag, famous for its Pilsner Urquell. I went in October 2014 in order to participate to my first Trans Europe Halles meeting (followed by Budapest and Vienna). The hosting cultural centre was the Johan Centrum, which didn’t have its official “venue” then. It looked like this:

During the following meetings they showed their restructuring works, they really did a nice job! Continua a leggere “Plzeň, Czech Republic”

Plzeň, Repubblica Ceca

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Voglio iniziare la settimana mostrandovi un paio di foto di una ridente cittadina della Repubblica Ceca: Plzeň.

È una città universitaria, non molto distante da Praga, famosa soprattutto per la Pilsner Urquell. Sono stato nel 2014 per partecipare al mio primo incontro Trans Europe Halles (a cui seguiranno Budapest e Vienna).  Il centro ospitante era il Johan Centrum, che allora ancora non aveva la sua sede ufficiale. O meglio, era così:

Negli incontri successivi hanno mostrato le foto della ristrutturazione, hanno fatto davvero un bel lavoro! Continua a leggere “Plzeň, Repubblica Ceca”

L’ipnotista di Lars Kepler

ipnotista_Lars_KeplerTitolo: L’iponista
Autore: Lars Kepler
Titolo originale: Hypnotisören
Traduttore: Alessandro Bassini
Casa editrice: Longanesi
Anno di prima pubblicazione: 2009
Pagine: 585

L’ipnotista è un triller di Lars Kepler, pseudonimo della coppia svedese Alexander Ahndoril & Alexandra Coelho Ahndoril. Esatto, un libro scritto da una coppia. Alcuni saranno molto scettici (io lo ero), ma andiamo al punto.

È un po’ difficile parlare di un thriller senza spoiler, quindi questo articolo sarà composto da due parti:

PER QUELLI CHE NON HANNO LETTO IL LIBRO

Il romanzo si apre con un brutale omicidio: un’intera famiglia viene uccisa e gli unici sopravvissuti sono il fratello piccolo e la sorella. Il ragazzo è l’unico testimone ma si trova in stato di shock. Per farlo parlare e capire cosa è successo chiamano Erik Maria Bark, un medico specializzato nel gestire gli eventi traumatici tramite ipnosi. Erik ha chiuso con l’ipnotismo in realtà 10 anni fa ed è molto riluttante nel praticarlo di nuovo. Alla fine si convince e lo fa. Quello che rivelerà il ragazzo sotto ipnosi sarà ovviamente scioccante, provocando il ritorno di un passato che perseguiterà Erik e la sua famiglia. Co-protagonista del romanzo è Joona Linna, una raccolta di stereotipi sull’investigatore fatto personaggio: uomo sexy con accento finlandese costantemente circondato da donzelle che non si sbaglia mai (con scene della serie: “Allora? Avevo ragione?” “Accipicchia Joona, hai sempre ragione!”). Chi è veterano del genere thriller troverà questo personaggio a dir poco fastidioso. Continua a leggere “L’ipnotista di Lars Kepler”

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Pensieri su Berlino

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Ciao a tutti! Oggi condivido con voi un paio di pensieri su Berlino. Premetto che le immagini che vedrete sono state scattate durante gli anni  e in diversi periodi.

La prima volta che sono andato a Berlino è stata tre anni fa. Ero a Francoforte, dovo dovevo stare per un mese per fare ricerche per la mia tesi. È venuto a trovarmi un amico e abbiamo deciso di prendere un treno e andare a vedere Berlino, la città di cui tutti parlano. Arrivati dopo 5 ore di treno circa, scendo dal treno e la prima cosa che vedo è un altro treno, o meglio, la U-Bahn: questo treno giallo onnipresente che attraversa  la città in ogni suo minimo angolo. U-Bahn sta per Untergrundbahn, perché sta sottoterra, ma io ho avuto l’impressione che stia quasi sempre “sopraterra”, offrendo scenari come questo:

Oberbaumbrücke, Berlin, Bridges, U-bahn

Prima di andare a Berlino non ho mai prestato così tanto attenzione alle stazioni della metropolitana. Sono mezzi di trasporto e punti di transito. Ma quando sei a Berlino, scendi dal treno, ti giri distrattamente e ti trovi scene come queste:

U-bahn, Berlin, sun

Sì lo so, città con la metropolitana ce ne sono per tutto il mondo (magari più belle e organizzate sicuramente meglio). Ma Berlino, secondo me, ha un rapporto particolare con il suo trasporto urbano. Es gehört dazu, come si dice da queste parti. Continua a leggere “Pensieri su Berlino”

Risveglio di Primavera di Frank Wedekind

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Titolo: Frühlings Erwachen
Autore: Frank Wedekind
Casa editrice: Hamburger Lesehefte Verlag
Lingua: Tedesco
Pagine: 77

Oggi vorrei brevemente parlarvi di un’opera teatrale tedesca intitolata Risveglio di Primavera (Frühlings Erwachen) di Frank Wedekind.

È un’opera molto famosa per il suo tema, che ovviamente è il sesso. Come il titolo suggerisce, si tratta del risveglio dei primi impulsi sessuali durante l’adolescenza. Parlare così apertamente di un tale tema nel 1891 ha causato la censura del dramma. Basti pensare che l’ha finito di scrivere nel 1891 e non è stato possibile portarlo sul palcoscenico fino al 1906 (in quanto prima della premiere era considerata come “pura pornografia”). Oggi appartiene ai classici della letteratura tedesca e viene letto e studiato in scuole e università.

Non è che mi daresti un colpetto?

Il dramma narra dei tumulti di un gruppo di adolescenti, in particolare protagonisti sono Wendla, Melchior e Moritz. La prima scena si apre con un litigio tra Wendla e sua madre sulla lunghezza della gonna che la madre le ha regalato per il compleanno. La scena si conclude con Wendle che condivide con la madre i pensieri di morte che a volte ha avuto. Dopo incontriamo Moritz e Melchior, che si raccontano i rispettivi sogni erotici. La scena successiva vede un gruppo di ragazze, una delle quali confessa di venire picchiata dal padre (e a quanto si intuisce anche violentata). Alla fine del primo atto, Melchior e Wendla si incontrano casualmente in un bosco e lei, che in vita sua non è mai stata picchiata, chiede a Melchior di farlo. Il sipario si chiude con Melchior che la prende a pugni e scappa. Continua a leggere “Risveglio di Primavera di Frank Wedekind”